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Il Santo Padre Francesco riceve in Udienza l’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e Fondazione AIOM


Alle ore 11.50 del 2 settembre 2019, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza privata una rappresentanza di Fondazione AIOM e dei Membri dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM).
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro e il Saluto del Presidente Nazionale AIOM, Stefania Gori.

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi: alla Presidente, che ringrazio per le sue parole, ai medici e ai pazienti presenti a questo incontro, e a tutti i soci. Dal 1973, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica svolge una preziosa funzione in ambito sanitario, incentivando la ricerca e la prevenzione, adoperandosi per migliorare la diagnosi e le cure, e sviluppando numerose iniziative di aggiornamento e formazione per i medici e gli altri operatori del settore oncologico. Il vostro Statuto illustra le finalità dell’Associazione che, senza fini di lucro, si propone «di promuovere il progresso nel campo clinico, sperimentale e socio-assistenziale» (art. 2), in un’attiva collaborazione tra i medici delle diverse specializzazioni, gli organismi e le istituzioni. Vi impegnate a «favorire i rapporti» e a «stabilire relazioni scientifiche e di collaborazione» (ibid.) all’interno del mondo scientifico e sanitario, cercando di incentivare la condivisione degli obiettivi raggiunti e la multidisciplinarietà, non di rado ostacolate da una gelosa custodia delle conoscenze.

In un mondo come il nostro, spinto spesso a contrapposizioni in ogni sfera della convivenza umana, quello di creare e favorire le relazioni è un impegno essenziale per la costruzione del bene comune. La scelta consapevole, e spesso faticosa, di uno stile che accomuna anziché dividere è rappresentata, in tutta la vita dell’AIOM, dalla cura della relazione col malato, e oggi è manifestata proprio dalla presenza tra voi di alcuni pazienti. La scelta di partecipare insieme a questo incontro, stando seduti gli uni accanto agli altri, rappresenta un messaggio forte e un segno eloquente non solo per il mondo della sanità, ma per tutta la società, chiamata a rinnovarsi in uno stile solidale e fraterno.

Il Congresso nazionale, che celebrerete tra poche settimane, sarà dedicato proprio all’attenzione al singolo malato, alla “miglior cura per ogni paziente”, in base alle caratteristiche biologiche e cliniche di ognuno. È così che l’oncologia di precisione, che promuovete, diventa anche un’oncologia della misericordia, perché lo sforzo di personalizzare la cura rivela un’attenzione non solo alla malattia, ma al malato e alle sue caratteristiche, al modo in cui reagisce alle medicine, alle informazioni più dolorose, alla sofferenza. Un’oncologia di questo tipo va oltre l’applicazione dei protocolli e rivela un impiego della tecnologia che si pone a servizio delle persone.

La tecnologia non è a servizio dell’uomo quando lo riduce a una cosa, quando distingue tra chi merita ancora di essere curato e chi invece no, perché è considerato solo un peso, e a volte – anzi – uno scarto. La pratica dell’eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale; in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore. Al contrario, l’impegno nell’accompagnare il malato e i suoi cari in tutte le fasi del decorso, tentando di alleviarne le sofferenze mediante la palliazione, oppure offrendo un ambiente familiare negli hospice, sempre più numerosi, contribuisce a creare una cultura e delle prassi più attente al valore di ogni persona. Non perdetevi mai d’animo per l’incomprensione che potreste incontrare, o davanti alla proposta insistente di strade più radicali e sbrigative. Se si sceglie la morte, i problemi in un certo senso sono risolti; ma quanta amarezza dietro a questo ragionamento, e quale rifiuto della speranza comporta la scelta di rinunciare a tutto e spezzare ogni legame! A volte, noi siamo in una sorta di vaso di Pandora: tutte le cose si sanno, tutto si spiega, tutto si risolve ma ne è rimasta nascosta una sola: la speranza. E dobbiamo andare a cercare questa. Come tradurre la speranza, anzi, come darla nei casi più limite.

Il vostro servizio, allora, diventa anche un’opera di sensibilizzazione nei confronti di una società poco consapevole e a volte distratta. Ad essa voi richiamate in molti modi l’importanza della prevenzione, da intendersi sia come diagnosi precoce, capace di ridurre sensibilmente la pericolosità delle malattie oncologiche, sia come rispetto del proprio corpo e delle sue esigenze. La migliore e più vera prevenzione, infatti, è quella di un ambiente sano e di uno stile di vita rispettoso del corpo umano e delle sue leggi. Come sappiamo, questo dipende non solo dalle scelte individuali, ma anche dai luoghi in cui si vive che, soprattutto nei grandi centri, sottopongono il fisico a uno stress continuo per i ritmi di vita e l’esposizione ad agenti inquinanti. Questo riporta la nostra attenzione alla cura dell’ambiente naturale, la nostra casa comune a cui dobbiamo rispetto, perché rispetti a sua volta noi. La tutela dell’ambiente e la lotta contro i tumori diventano, allora, due facce di uno stesso problema, due aspetti complementari di una medesima battaglia di civiltà e di umanità.

Nel vostro impegno a favore dei malati, del sistema sanitario e della società tutta, vi invito a tenere sempre a mente l’esempio di Gesù, che è stato il più grande maestro di umanità, per ispirare a Lui i vostri gesti e farne il vostro compagno di cammino. La sua figura, la cui contemplazione mai si esaurisce tanto è grande la luce che ne promana, ispiri i malati e li aiuti a trovare la forza di non interrompere i legami di amore, di offrire la sofferenza per i fratelli, di tenere viva l’amicizia con Dio. Ispiri i medici – Lui che in certo modo si è detto vostro collega, come medico mandato dal Padre per guarire l’umanità – a guardare sempre al bene degli altri, a spendersi con generosità, a lottare per un mondo più solidale. Ispiri ognuno a farsi vicino a chi soffre. La vicinanza, quell’atteggiamento tanto importante e tanto necessario. Anche il Signore l’ha attuata, la vicinanza, in mezzo a noi. Ispiri ognuno a farsi vicino a chi soffre, ai piccoli anzitutto, e a mettere i deboli al primo posto, perché crescano una società più umana e relazioni improntate alla gratuità, più che all’opportunità.

Su ogni vostra attività invoco la benedizione di Dio e vi affido alla Vergine Maria, perché con l’affetto di una madre vegli su di voi, sui medici e su tutti gli ammalati. Assicurandovi di accompagnarvi con la mia preghiera, chiedo anche a voi di pregare per me. Grazie!


Incontro con il Santo Padre, Città del Vaticano – 2 settembre 2019

Santo Padre
siamo oggi qui, AIOM e Fondazione AIOM, per chiedere la Sua Santa Benedizione.

AIOM è l’Associazione Italiana di Oncologia Medica che raccoglie oltre 2.500 medici oncologi italiani che lavorano in 332 ospedali disseminati su tutto il territorio nazionale.
Fondata 46 anni fa a Milano, AIOM ha sempre lavorato per far crescere le conoscenze e le competenze dei medici oncologi e per migliorare l’assistenza e il prendersi cura dei pazienti colpiti da tumore.
Possiamo dire di aver raggiunto obiettivi importanti: nonostante un aumento costante del numero annuale di nuove diagnosi di cancro (in gran parte dovuto all’invecchiamento progressivo della popolazione italiana), abbiamo registrato dal 2012 al 2016 una stabilità del numero di decessi per tumore.
Ed è in costante aumento il numero di italiani vivi dopo una diagnosi di tumore (circa 3 milioni e 500.000 in questo anno) e possiamo cominciare a parlare in alcuni casi di guarigione. E tutto questo grazie alla ricerca che ha migliorato le conoscenze della malattia cancro, ai progressi in campo di prevenzione, diagnosi, trattamento e ad una organizzazione sanitaria sempre più orientata alla presa in carico globale della persona malata.
Proprio per questa propensione a “coniugare” competenze mediche e attenzione ai bisogni dei pazienti e dei loro familiari, nel 2005 è stata costituita una Fondazione dedicata a valorizzare l’incontro e il dialogo tra oncologi e pazienti. Fondazione AIOM dà voce ai bisogni dei malati e dei loro familiari ed è oggi collegata con oltre 300 Associazioni di pazienti oncologici.
In questi ultimi mesi Fondazione AIOM e AIOM hanno voluto affrontare anche il tema della prevenzione del cancro nelle persone dopo i 65 anni, con un Progetto iniziato lo scorso 12 settembre, proprio qui in Vaticano.
Quel giorno, Santo Padre, in Piazza San Pietro ci ha incontrati e a noi che chiedevamo la Sua benedizione, Lei ci ha invitato a stendere le nostre mani di medici per essere benedette, chiamandole “mani che guariscono”.
Oggi il Progetto è concluso e il Presidente di Fondazione AIOM, Fabrizio Nicolis, Le porgerà il resoconto di questa attività rivolta ai nonni italiani.
Insieme a noi, a testimonianza del riconoscimento internazionale della ricerca oncologica svolta in Italia e dei rapporti che AIOM ha sviluppato con altre società scientifiche oncologiche, sono presenti Monica Bertagnolli, presidente fino allo scorso giugno dell’ASCO, l’American Society of Clinical Oncology, la più prestigiosa Società Scientifica oncologica del mondo, e Josef Tabernero, presidente di ESMO, la Società Europea di Oncologia Medica.

Papa Francesco,
chiediamo la Sua Santa Benedizione.

La Sua guida può aiutare noi medici a trovare ogni giorno il senso del nostro lavoro, che è l’offrire ai pazienti non solo il proprio sapere, l’esperienza, le conoscenze scientifiche, ma anche il nostro supporto emotivo e spirituale.
La cura dei malati ha bisogno di professionalità, ma anche di tenerezza, di gesti immediati e semplici, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”.

La Sua guida può aiutare pazienti e familiari ad affrontare questa malattia che, sempre e qualunque sia il decorso, stravolge comunque la loro vita.

Santo Padre,
La ringraziamo dal profondo del nostro cuore per il Suo impegno quotidiano nei confronti delle persone malate, delle persone che soffrono e delle persone che sono in difficoltà.
E La ringraziamo per la Sua vicinanza a noi medici che lavoriamo in un mondo diventato sempre più difficile perché sempre a rischio di perdere i valori più profondi, etici e spirituali, che devono invece guidare costantemente il nostro operare.